Il business delle citazioni

Si intitola “Italy’s rise in research impact pinned on ‘citation doping” la news uscita su Nature Briefing di Richard Van Noorden, autore di un articolo di agosto su Nature “Hundreds of extreme self-citing scientists revealed in new database”. Van Noorden cita e diffonde ancor di più l’articolo di settembre di Alberto Baccini e colleghi su PLOS One “Citation gaming induced by bibliometric evaluation: A country-level comparative analysis che ha fatto tanto discutere perché ha dato evidenza al mercato delle autocitazioni fra gruppi di ricerca, una stortura ben chiara a tutti quelli che hanno a che fare con il mondo della valutazione della ricerca basato sugli indicatori bibliometrici. 
Questa stortura, ahimè prevedibile, per cui più sono citato, più il mio lavoro o il mio gruppo o la mia organizzazione o la mia rivista viene valutata, ricompensata e quindi in vari modi pagata. E’ una questione che mi richiama alla mente quella del clima: a un certo punto si va in escalation e qualcuno/qualcosa deve interrompere questo circolo vizioso…
Il tratto innovativo di questi due studi è che mettono in evidenza il caso particolare dell’Italia che è l’unico paese al mondo che si basa esclusivamente su criteri bibliometrici per arruolare e regolare l’avanzamento di carriera dei ricercatori, dopo la riforma dell’università del 2010. Nonostante il taglio dei fondi la ricerca italiana ha registrato un esplosione della performance scientifica ma, a uno sguardo più attento ci si è accorti che ad essere aumentate esponenzialmente sono solo le citazioni di lavori prodotti da ricercatori italiani. Questo significa che i ricercatori si sono organizzati in citation clubs con la finalità di aumentare il peso bibliometrico dei propri lavori per restare “vivi”.
Come sempre, in queste cose è questione di “saggezza”: citare il proprio lavoro sul quale si fonda il lavoro successivo, è non solo possibile ma anche doveroso e necessario. Organizzarsi fra gruppi di ricerca per cui “tu citi me che io cito te” è un atteggiamento eticamente riprovevole per la scienza, fraudolento per l’economia.
Sempre mi viene in mente quando leggevo, nelle pagine introduttive dei Current Contents (carta giapponese) le raccomandazioni del buon vecchio Eugene Garfield, dell’Institute for Scientific Information, a usare saggiamente l’Impact Factor di cui è stato l’ideatore. L?impact factor è nato come indicatore qualitativo della bontà delle riviste, non dimentichiamolo.
Diciamo la nostra su questo argomento che ci vede coinvolti sia come professionisti delle metriche di valutazione che come ricercatori.
A nostro parere, quando gli indicatori bibliometrici sono usati in modo preponderante, o quasi unico, per valutare la qualità della ricerca e dei ricercatori, è facile che ne scaturiscano distorsioni. La loro presunta oggettività crea mostri quando non viene accompagnata da altri tipi di valutazioni. È di questo che bisogna discutere per evitate di buttare via il bambino con l’acqua sporca.
Salvare la buona qualità della ricerca italiana è un obiettivo che ci deve far sentire coinvolti!

Un contratto per il personale addetto alla ricerca in Sanità

Il 27 dicembre 2018 è avvenuto un fatto piuttosto importante. Aran e Organizzazioni sindacali hanno sottoscritto l’Ipotesi di contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto Sanità, sezione del personale del ruolo della ricerca sanitaria e delle attività di supporto alla ricerca sanitaria per il triennio 2016-2018. Fra le attività è prevista anche la documentazione scientifica, quindi l’attività del bibliotecario documentalista. Questo è un fatto in sè rivoluzionario perchè finora nel contratto della Sanità il bibliotecario è sempre stata una figura invisibile. La firma di tale Ipotesi costituisce un risultato importante poiché consente agli Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico ed agli Istituti Zooprofilatici Sperimentali di dare piena attuazione alla riforma prevista dall’art. 1 della legge di bilancio per il 2018 e che  si realizzerà, in primo luogo, attraverso l’assunzione del suddetto personale, secondo modalità predefinite nella stessa legge. Restiamo in attesa dei decreti attuativi e il relativo professionale del bibliotecario documentalista biomedico.

CHIUSURA DEL CATALOGO GIDIF-RBM

Dopo non poche ed approfondite riflessioni, il Direttivo del GIDIF-RBM è arrivato alla decisione di chiudere definitivamente il suo storico catalogo delle riviste.

Il catalogo ha rappresentato un’iniziativa all’avanguardia ed è da sempre stato uno dei cardini delle attività della nostra associazione.

Ma le tecnologie oggi presenti soddisfano ormai le esigenze di accesso alla documentazione scientifica per le quali il nostro catalogo era nato negli anni ’80.

Le biblioteche ed i centri di documentazione aderenti al GIDIF-RBM si sono organizzati su canali di documentazione strutturati ad hoc e il traffico del document delivery all’interno del nostro catalogo si è progressivamente affievolito nel tempo.

Questo ha reso sempre meno sostenibile il mantenimento del catalogo, fino a portarci alla decisione finale della sua chiusura.

Si chiude così un’importante esperienza che nel passato è stata veicolo di condivisione e collaborazione, ma che libera nuove energie per un futuro di altrettanta crescita professionale all’interno del mondo dei documentalisti biomedici e dell’industria farmaceutica.

Biblioteche pubbliche e biblioteche scientifiche, matrimonio in vista ?

Articolo 9 Costituzione Italiana:

“ La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr. artt. 33, 34]. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”

Il 26/09/2018, sulla pagina Facebook di Biblioteche e Bibliotecari italiani (https://www.facebook.com/groups/10390816955/ ) viene postato un articolo tratto da AIB studi ,v. 57, N. 3 (2017), da titolo: Le biblioteche pubbliche in Italia: verso un nuovo documento programmatico (1). Il giorno dopo leggo, sempre dal sito, di un festival Fatticult,  tenutosi a Mantova proprio negli stessi giorni (2), ove  viene tenuta una giornata di lavoro della Commissione Nazionale Biblioteche pubbliche dell’AIB, per la redazione di un piano strategico per le biblioteche pubbliche. Mi dico che non può essere una casualità e che la tematica è da approfondire.

In entrambi gli articoli il punto focale è la mancanza di un quadro normativo specifico di riferimento che armonizzi le competenze dello Stato con quello delle Regioni, e che evidenzi le funzioni che le biblioteche pubbliche svolgono sul territorio. Come ben sappiamo le biblioteche, in generale, sono il motore principale dell’alfabetizzazione diffusa (si pensi anche alle biblioteche nelle carceri, o quelle dei pazienti presso gli ospedali) e di promozione di un sistema di welfare sociale inclusivo.

Per il primo articolo, il dibattito professionale sulla biblioteca pubblica in Italia resta ancora polarizzato su posizioni dicotomiche: la biblioteca sociale e la biblioteca di reference, i servizi propri e i servizi aggiuntivi, i servizi analogici e quelli digitali.

Siamo così sicuri ?  Il valore aggiunto di un reference professionale come quello fornito nell’ambito del progetto NILDE – NILDE Network Inter-Library Document Exchange (https://nilde.bo.cnr.it)

– potrebbe essere la soluzione. Il coinvolgimento delle biblioteche biomediche e scientifiche sui temi della salute pubblica (vedi voce ‘vaccini’) potrebbe essere un connubio vincente. I social media ed i social network sono diventati una realtà per molte biblioteche sia pubbliche che scientifiche. Entrambe con lo scopo di diffondere cultura, di accesso aperto, di conoscenza e farsi conoscere a loro volta.

Riflessione che vede come attore principale il bibliotecario, nella sua accezione più ampia, che dovrà sempre più saper interpretare i cambiamenti che avvengono nella società e capire come portarli all’interno delle proprie biblioteche. Perché non basta un click su Google per avere tutte le risposte.

Forse tutto questo necessita di essere ricomposto all’interno di una visione unitaria che valorizzi anche le connessioni con le funzioni delle altre tipologie di biblioteche oltre che con gli archivi e con gli editori.

Nell’articolo si parla di ripartire dal documento programmatico del 2011-  Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane – che in cinque punti programmatici, di seguito elencati, intendeva offrire una base di lavoro per l’Associazione Italiana Biblioteche (http://www.aib.it/attivita/cam9pagne/2012/12818-rilanciare-le-biblioteche-pubbliche-italiane-documento-programmatico/):

1) la definizione di un modello di servizio bibliotecario pubblico;

2) il riconoscimento del ruolo sociale e delle funzioni specifiche del servizio di pubblica lettura;

3) la cooperazione bibliotecaria e il Servizio Bibliotecario Nazionale;

4) le competenze professionali necessarie:

5) risorse.

Nel secondo articolo si parla di elaborare “un  piano strategico” per le biblioteche in quanto trattasi di politica pubblica, che deve riguardare tutte le istituzioni e tutti coloro che ritengono le biblioteche meritevoli di interesse collettivo. Come si può dedurre i punti comuni sono molti.

Forse il matrimonio tra biblioteche pubbliche e quelle scientifiche non sarà un matrimonio tradizionale ma di sicuro un unione civile in nome della passione civica, sociale, etica che unisce i due mondi.

Per scoprirne di più, vi invitiamo a discuterne nel prossimo convegno NILDE 2019 che si svolgerà in Maggio a Pavia ove le biblioteche biomediche incontrano le biblioteche pubbliche del territorio per discutere di strategie, punti comuni e, perché no, reference.

 

Bibliografia:

1) AIB studi- Commissione biblioteche pubbliche. Le biblioteche pubbliche in Italia:  verso un nuovo documento programmatico. V. 57, N. 3 (2017); http://www.aib.it/wp-content/uploads/2012/02/AIB_bibpubbliche_201109.pdf

2) FATTICULT 5ª edizione dal 27 al 29 settembre 2018: La Biblioteca come spazio pubblico: visioni, reti, percorsi

Cacciatori di frodi: riflessioni sul workshop Bibliosan del 1 dicembre 2017

Il Ministero della Salute ha ospitato il Workshop dal titolo “Cacciatori di frodi” ovvero “Riflessioni e azioni per un’etica della ricerca” promosso dal Comitato di Gestione Bibliosan.

Miglior sede non poteva essere scelta per affrontare un argomento così importante e delicato affidato ad interventi di alto profilo che hanno tutti offerto originali e diversi “point of view” su come l’integrità della ricerca scientifica passi attraverso concetti, quali: crisi di riproducibilità (Alessandro Giuliani, ISS Roma), valutazione massiva della ricerca e dei ricercatori (Alberto Baccini, Università di Siena), trasparenza e responsabilità della e nella peer review (Alessandro Pierno, Università di Firenze), retraction nella letteratura (Emanuela Moncada, IRCCS Bambino Gesù Roma), applicazione di software antiplagio (Piero Grandesso, Univerità di Bologna), selezione e controllo editoriale (Massimiliano Carloni, Clarivate Analytics).

In conclusione una stimolante tavola rotonda moderata da Cesare Peccarisi, responsabile della comunicazione scientifica dell’Accademi Limpe-DISMOV, ha condotto la platea a una dovuta meditazione sui temi trattati

Nonostante il problema della frode scientifica non sia nuovo né superato, siamo confortati dal fatto che i sistemi di valutazione del Ministero della Salute e quelli della Commissione per l’etica e l’integrità della ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) si affidano a protocolli operativi  computerizzati che controllano, con un alto grado di affidabilità, errori e/o frodi affiancati  da un accurato screening delle ricerche che fra le sue maglie lascia passare solo studi comprovati da immettere poi nel web, il grande moltiplicatore di informazioni.

In tal senso Gaetano Guglielmi (Direttore Ufficio 3-Rete IRCCS e Ricerca Corrente, Direzione Generale della Ricerca e dell’Innovazione in Sanità) ed Elena Mancini (Segretario Scientifico della Commissione per l’Etica della Ricerca e la Bioetica del CNR) hanno rassicurato il pubblico di biblotecari, e non solo, di mezza Italia intervenuti all’evento.

Più pungenti invece le considerazioni del Direttore Scientifico dell’IRCCS Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito, che ha sottolineato come per patologie quali l’infezione da HIV o da Zika Virus un’adeguata e seria informazione abbia un’importanza pari a quella che ha nella clinica una loro identificazione precoce allo scopo di permettere, sia un tempestivo trattamento gestito da centri di alta specializzazione con grandi casistiche, sia un accesso a strumenti diagnostici e terapeutici innovativi.

Il prof. Ippolito ha illustrato come poco positiva sia stata l’esperienza del Global Virus Network (GVN) in cui lo Spallanzani è stato coinvolto all’interno della  “Zika Task Force” con i maggiori esperti del mondo. Il progetto doveva essere una risposta alla pandemia che avrebbe dovuto rendere disponibili e condivisibili in rete le informazioni e la ricerca a livello internazionale; in realtà si è scontrato con gli interessi dell’industria privata che ha finito per veicolare l’informazione a dispetto delle conoscenze scientifiche che lo Spallanzani aveva acquisito, grazie anche a un progetto di collaborazione con i colleghi di Slovenia e Brasile sulla patogenesi dell’infezione Zika. Scoperte che non è stato possibile condividere con gli altri membri della Task Force com’era nelle previsioni.

L’informazione è spesso condizionata da un’industria farmaceutica che investe un terzo del bilancio complessivo in marketing , ha rincarato il Direttore Scientifico dell’IRCCS Santa Lucia di Roma, Carlo Caltagirone, cioè il doppio di quanto spende nella ricerca.

Ogni giorno i mass media propongono terapie risolutive per malattie vere o presunte; il punto è che la metà /un terzo degli studi della ricerca biomedica non giunge a pubblicazione, senza che esista un obbligo per la pubblicazione delle ricerche svolte e, soprattutto, se si tratta di studi con esiti negativi la probabilità che vengano pubblicati cala vertiginosamente.

Come indica la Fondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze ), occorrerebbe registrare tutti i trial clinici e riportarne tutti i risultati in quanto la loro pubblicazione produce indubbi benefici per i pazienti, i ricercatori, i professionisti sanitari e le agenzie regolatorie di tutto il mondo.

E ciò avrebbe principalmente quattro obiettivi:

  1. promuovere e consolidare la formazione continua dei professionisti sanitari come processo di auto-apprendimento permanente integrato nella pratica clinica;
  2. migliorare la qualità metodologica, l’etica, l’integrità, la rilevanza clinica e il valore sociale della ricerca sanitaria;
  3. favorire il trasferimento delle migliori evidenze scientifiche alle decisioni professionali, manageriali e di politica sanitaria;
  4. migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria in termini di sicurezza, efficacia, appropriatezza, equità, coinvolgimento degli utenti, efficienza.

E’ una precipua responsabilità contribuire non solo al progresso delle conoscenze ma anche al progresso della metodologia della ricerca; questo permetterà di migliorare la salute e la vita delle persone.

E la responsabilità verso il valore e la riduzione di sprechi della ricerca, va a ricadere inevitabilmente su finanziatori, enti regolatori, organizzazioni commerciali, editori, editor-in-chief di riviste biomediche, ricercatori, stakeholders etc…

GIMBE è l’unica organizzazione in Italia ad aver aderito ufficialmente alla campagna REWARD Statement indicando che, pur essendo consapevoli degli sforzi compiuti, per eccellere nella ricerca i margini di miglioramento per ridurre gli sprechi e aumentare il valore dei contributi sono ampi e questo potenziale sarebbe massimizzato quando:

  • le priorità di ricerca rispondono ai bisogni delle persone;
  • la pianificazione, conduzione e analisi della ricerca sono effettuate con adeguato rigore metodologico;
  • il processo di regolamentazione e gestione della ricerca è proporzionato ai rischi per i partecipanti;
  • tutte le informazioni su metodi e risultati della ricerca sono rese note e accessibili;
  • i report della ricerca sono completi e utilizzabili.

Non ultimo l’eclettico Enrico Alleva, Direttore del Centro di Riferimento Scienze Comportamentali e Salute Mentale del’ISS di Roma, ci ha portato, anche se per poco, in un “bel mondo” raccontandoci come fin da giovanissimo con Rita Levi Montalcini sia stato rapito dall’autentica atmosfera dei laboratori di ricerca; come se i suoi piccioni viaggiatori, che ha studiato da etologo, ci potessero far volare in un altro mondo possibile.

Ispirandoci a Enrico Bucci e al suo libro Cattivi Scienziati (Add Editore 2015), è come se la triade Hegeliana,  aspirante alla libertà e al superamento della schiavitù, sia stata sostituita dalla triade FFP (Fabbricazione di articoli basati su dati falsi/inventati, Falsificazione/manipolazione dolosa dei dati; Plagio/auto-plagio, moltiplicare gli articoli sullo stesso esperimento), una modalità che di dialettico e di costruttivo ha scarsa connotazione se non quello di aggrovigliarsi su sé stessa senza possibilità alcuna di rendere il mondo, e in particolare il mondo della ricerca, libero da interessi che di scientifico hanno ben poco.

 

Per la scomparsa di Domenico Bogliolo, per tutti “Ingo”

E’ mancato Domenico Bogliolo,  per tutti Ingo.

Legato ad AIB e tra i fondatori di AIDA (Associazione Italiana Documentazione Avanzata) insieme all’amico di sempre Ferruccio Diozzi, ha generosamente elargito al mondo della documentazione avanzata, e non, la sua cultura, le sue originali idee, i suoi inaspettati, e a volte insostenibili, punti di vista che, mutuati da lui e solo da lui, parevano veri e possibili.

Siamo stati fortunati a beneficiare di interventi come L’e-learing come spazio “ba” per il KM oppure KM e KO ovvero lo Zen e l’arte della manutenzione e ancora Lettere@Lucilio ovvero il governo del tempo, titoli certamente non usuali come non usuale risultava il nocciolo della questione che argomentava con passaggi assolutamente logici accompagnati da quel piglio comunicativo accattivante, quasi ipnotico.

Noi di GIDIF-RBM abbiamo collaborato con Ingo nel periodo in cui è stata fondata, nel 2006, l’Associazione Certidoc Italia insieme ad AIDA, all’Associazione dei Musicisti (IAML) e Brevettuali (AIDB). Lui, segretario di Certidoc, ha accompagnato e seguito il percorso non facile di un nostro socio arrivato al termine della certificazione, e chi scrive, allora tesoriere della medesima, ha avuto l’arduo compito di tentare di disciplinarlo tra faldoni, pratiche e conti.

“Lottano contro il tempo per conservare la storia dell’umanità. Lottano contro lo spazio per far circolare l’informazione. Le loro armi sono algoritmi biologici che ordinano il caos dell’informazione…Scandagliano il sapere cartaceo e in pixel ad ogni profondità… Sono gli Information Manager, Navigatori nella conoscenza a disposizione di aziende ed enti pubblici…”, così descriveva, nel comunicato stampa che lanciava Certidoc, i documentalisti, gli archivisti, i bibliotecari, “professionisti senza ‘professione’”.

Lui nella certificazione delle competenze professionali ci credeva davvero, così come credeva ancora nella filosofia de “o cafè suspiso” (nei bar di Napoli si lascia in dono una tazzina di caffè a beneficio di uno sconosciuto), costume filantropico napoletano di un tempo che lui ha conosciuto e che, a mia volta, ho scoperto quando mi ha raccontato di uno spaccato della sua gioventù vissuto nel capoluogo partenopeo.

Aida si è recentemente sciolta e il commiato di Ingo è avvenuto poco lontano da questo fatto. Una particolare coincidenza che a noi piace pensare essere legata a una trasformazione delle cose in un comune destino che ci fa ritrovare.

He found this water where it was (dal film The ballad of Cable Hogue, regia di Sam Peckinpah). Una delle sue citazioni preferite.

Il sito del GIDIF-RBM si rinnova

E’ online il nuovo sito del GIDIF-RBM.
Realizzato su WordPress, il sito mette a disposizione dei lettori numerose possibilità per seguire le attività della nostra associazione.

Il nuovo layout permette una navigazione più semplice dei contenuti attraverso i filtri per categorie di articoli e per periodo di pubblicazione.

Potrete restare aggiornati sulle nostre attività via mailing list o feed RSS.

Anche GIDIF Notizie, il bollettino della nostra associazione, cambia volto.
Non sarà più una pubblicazione periodica in formato pdf, bensì la sezione principale del nostro sito dove pubblicare articoli, commenti e informazioni sulla nostra associazione e sui temi di interesse per la nostra professione. Gli articoli saranno pubblicati in forma di post, che potranno essere letti sul sito condivisi sui nostri social.

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